venerdì, marzo 07, 2008

La guerra silenziosa

Nell'ultimo periodo la cronaca ha parlato dei morti e della sicurezza sul lavoro, soprattutto in occasione di incidenti di gravità inaudita, come il rogo della ThyssenKrupp, l'operaio morto a Genova e quelli che sono morti in modo terribile in una cisterna. Molte e ancora di più sono le persone che lasciano le loro vite, spesso giovani, al lavoro, senza che nessuno ne parli. Pensiamo ad operai del settore edile, per esempio.

Nell'arco di un anno solare il numero di coloro che hanno perso la vita in questo modo è raccapricciante; sembra davvero di leggere il bolletino di una guerra silenziosa, combattuta, cioè, senza armi da fuoco, ma con mezzi molto più pericolosi, per certi versi: mancata manutenzione, mancato rispetto delle più elementari norme a tutela della salute e sicurezza, mancato rispetto della vita umana, spesso sostituita da un più bieco interesse verso la produzione a basso costo, la riduzione della spesa, di qualsiasi spesa: da quella per la formazione e l'aggiornamento continuo dei lavoratori (sul rischio e sulle precauzioni), a quella per le strutture di sicurezza, a quella per la manutenzione. Perchè un impianto inizialmente sicuro va sottoposto a revisioni, altrimenti col tempo diventa pericoloso...

Ora il governo in prorogatio ha approvato un decreto attuativo (che credo non avrà problemi a passare in parlamento), ma credo che gli industriali dovrebbero farsi almeno un esame di coscienza, a partire da quelli che Veltroni ha canditato nel PD.

martedì, febbraio 12, 2008

Chi insegue chi?

E' iniziata la campagna elettorale. Abbiamo già visto come, in realtà, Veltroni stia adottando uno stile identico a quello di Berlusconi, solo un po' più politically correct. D'altra parte il personaggio è uomo di televisione, di cinema, della Notte Bianca. E' un politico abile, sicuramente, almeno nella gestione del linguaggio. E' il peggior avversario che potesse capitare a Berlusconi. Perché la retorica di Veltroni è pacata, quasi "argomentata"; con questo avversario Berlusconi non può usare più gli slogan a lui tanto cari: "i comunisti... la sinistra", etc. etc. Questo, allo stesso tempo è un bene e un male. E' un bene perché, personalmente, non ne potevo più di sentire slogan che somigliano molto a "i comunisti mangiano i bambini". Slogan fuori tempo massimo, fuori dalla realtà, a mio parere.

E' un male perché non ho ancora ben compreso se l'identità di Veltroni è qualcosa che si avvicina (in maniera molto pallida e timida) a ciò che un tempo si chiamava socialdemocrazia, oppure è uno scimmiottare Berlusconi, una sorta di "Berlusconismo dal volto umano". Purtroppo ho paura che alla fine sarà vera solo la seconda affermazione.


Chi insegue chi, allora? Berlusconi che insegue Veltroni (che col Partito Democratico sta cercando di dare una scossa al sistema politico italiano) o viceversa? Secondo me è Veltroni che ha inseguito e superato il cavaliere, uno strano sorpasso al centro, direi...

mercoledì, gennaio 30, 2008

Crisi di Governo

Qualche giorno fa si è aperta ufficiamente la crisi del governo Prodi. Per la prima volta in 60 anni, questo passaggio è stato scandito dalla fiducia, votata prima alla Camera dei Deputati, e successivamente al Senato della Repubblica. Dunque, il governo non ha avuto la fiducia del Senato. La prassi precedentemente era stata quella delle crisi extraparlamentari; il governo si dimetteva senza presentarsi alle camere. Per diversi motivi credo che Prodi abbia fatto bene a chiedere il voto di fiducia, anche per il semplice fatto che la Costituzione lo prescrive.

Quello che più mi interessa, però, è capire quali prospettive si aprano a questo punto. Credo che un governo istituzionale sia necessario, per riformare la legge elettorale (che tutti avevano dichiarato essere orrenda), ma anche per affrontare le emergenze più gravi. Sarà molto difficile che questo si realizzi. Vedo, molto più probabilmente, un ricorso anticipato alle elezioni, che secondo me rischiano di aprire un periodo buio (non solo per chi probabilmente governerà), ma anche perché non vedo possibilità di uscita da questa impasse politica e istituzionale. Spero di sbagliare

sabato, gennaio 05, 2008


L' Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro

Chi non conosce l'articolo 1 della Costituzione? Con il primo gennaio la nostra carta, lo ha detto anche Napolitano, compie 60 anni dalla promulgazione. Ci sono diverse statuizioni ideali che nella realtà non trovano applicazione, ma al di là di questo, oggi mi piace ricordare che la Repubblica è fondata sul lavoro. Perché già questa affermazione significa che fatti come il rogo alla ThyssenKrupp, ma anche fatti meno gravi di cui i mezzi d'informazione (colpevolmente) non parlano, dovrebbe essere inconcepibili, oppure banditi, in quanto lesivi della dignità della persona e del lavoro.

Allo stesso modo, il lavoro precario dovrebbe avere maggiori limiti d'impiego, e dovrebbero esserci maggiori tutele per chi lavora, spesso girovagando da un'azienda all'altra, a volte lavorando nella stessa azienda che cambia nome trecento volte in un anno. Altrimenti, si dovrebbe cambiare l'articolo 1. In questo modo: "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro precario" oppure sul lavoro "non sicuro", dove il gruppo avverbiale rende l'idea sia del precario che del fatto che per lavoro c'è ancora chi muore. Nei cantieri, ma anche nelle fabbriche, e in altri ambienti ancora.

Tutto questo non è degno di un paese che, solennemente, 60 anni fa, ha dichiarato di essere una "Repubblica democratica".

domenica, dicembre 16, 2007

La cura del ferro

La settimana che si è appena conclusa ci ha ricordato, se ancora se avessimo bisogno, quanto incide sulle nostre vite quotidiane il trasporto su gomma. L'80% delle merci (più o meno) viaggia su strada. Sono bastati due giorni e mezzo di sciopero dei trasportatori per mettere in difficoltà il paese. Benzinai (e ovviamente automobilisti) senza benzina, supermercati con alcuni scaffali vuoti oppure con merce non freschissima, e via dicendo. In compenso, la strada che percorro quotidianamente, la Statale 148 Pontina, era praticamente libera.
Da questa semplice osservazione si deducono alcune conseguenze.

Da tempo si parla di un'autostrada Roma - Latina, per la messa in sicurezza della statale 148. Visto che il vero problema di questa strada è l'intensità del traffico pesante, forse l'autostrada si può pure fare, però non credo che risolva i problemi. Una soluzione molto più efficace sarebbe quella di aumentare a dismisura il trasporto delle merci su ferro. Anche della cosiddetta "cura del ferro" si parla da anni, però non ho capito perché, in concreto, non si è visto far molto. Per esempio: la chiusura dell'anello ferroviario di Roma. Un progetto di cui si parla da almeno vent'anni, mai realizzato. Vabbè, attendiamo fiduciosi. Magari si farà fra vent'anni.

Un'altra considerazione riguarda i carburanti. Vi prego, facciamo una politica diversa sui carburanti e sulle automobili. Liberiamoci dalla benzina, dal gasolio. Già adesso esiste il biodiesel. Incentiviamolo, e, nel frattempo, produciamo auto che non usino carburanti derivati dal petrolio. E magari, rendiamo più facili i collegamenti tra Roma (per esempio) e Pomezia. Una bella metropolitana, un trenino, qualcosa. Perché prendere la macchina e buttarsi sulla Pontina alle 6 di mattina per arrivare al lavoro alle 9.30 non è possibile.

sabato, dicembre 01, 2007

Ci si può fidare del Walter?

Domanda da 300 milioni di euro. Il leader del PD, Veltroni, è una persona di cui ci si può fidare? E' un politico esperto, certo, ma non sarà per caso l'ultimo epigono del berlusconismo, rivisto in chiave politically correct? L'uomo che, un po' più umile dell'Unto dal Signore, vuole andare d'accordo con tutti, accontentare tutti, parlare con tutti, e tana libera tutti...

Una nota positive: il confornto tra avversari può essere una cosa civile e lo sapevamo. D'altra parte la Costituzione della Repubblica l'hanno scritta democristiani, comunisti, socialisti, tutti insieme. Ed era giusto che fosse così. Come è giusto che le "regole del gioco", vedi legge elettorale e riforme dell'assetto istituzionale del paese, vengano condivise. In era di bipolarismo (tanto più se imperfetto com'è stato finora) non si possono fare riforme della costituzione o delle regole a colpi di maggioranza. In questo, l'articolo 138 della carta costituzionale, almeno in parte, è stato superato dalla logica bipolare. Il buon senso impone la regola dei 2/3, come è stato per l'indulto. Dunque, dialogo con tutti, per poi confrontarsi sui testi e gli emendamenti nelle sedi appropriate, il Parlamento e le commissioni affari costituzionali.

Il problema, però, è un altro. Il PD ha legittimato con le primarie il leaderismo carismatico di Veltroni? Oppure è una cosa che, in qualche modo, ha intenzione di partire dal basso? La prima risposta sembrerebbe quella più realistica. Da una parte l'attivismo del segretario ha rimesso in movimento una politica italiana che era stagnante, ma che rischia, però, di dipendere sempre dalle decisioni di un uomo solo.

sabato, novembre 17, 2007

Spara Yuri spara

Adesso se ne può parlare con maggiore cognizione di causa. Domenica scorsa un ragazzo è stato ucciso. Un poliziotto ha sparato ad altezza d'uomo dalla carreggiata opposta dell'autostrada. Questo fatto gravissimo segnala un problema: nella polizia non solo c'è chi non sa fare uso delle armi (e già di per sé questo sarebbe un motivo sufficiente per allontanare il responsabile dal corpo), ma c'è anche la presunzione, evidentemente legittimata dall'alto, che un fatto di questo genere possa passare impunito, inosservato.

Domenica scorsa, per tutta la giornata, i maggiori telegiornali e giornali parlavano di "tragica fatalità", di un errore di un poliziotto; le notizie si sono fatte via via più precise, fino a quando si è saputo che il poliziotto ha sparato ad altezza d'uomo ed era nella carreggiata opposta rispetto all'automobile dove si trovava il malcapitato ragazzo.

Mi chiedo cosa sarebbe successo se tutto questo fosse stato causato da una persona comune (che ne so, un camionista ubriaco), e, meglio ancora, uno straniero. Due secondi dopo, mi ci gioco la pelle, si sarebbe gridato a destra e a manca all'assassiono, con minuti e minuti di servizi sui tg e puntate di Porta a Porta a parlarci del "problema immigrazione", con i soliti ospiti e il solito blablabla fratelli.

Se è giusto che chi si rende colpevole di un omicidio venga sottoposto allo stato di fermo quanto prima, mi chiedo come mai, per indagare su un poliziotto, per avere charezza su quel fatto, ci sia voluto tutto questo tempo. Almeno tre/quattro giorni. Se si è garantisti non lo si può essere solo con le persone, è il caso di dirlo, disarmate. Ne va di quella che noi, ancora illusi permanentemente, ci ostiniamo a chiamare democrazia.

lunedì, novembre 05, 2007

Baby sitter del presente

La nostra generazione è cresciuta con la tivvù. I nostri televisori somigliavano molto a quello della figura, mentre oggi è una gara a chi ha lo schermo più piatto, chi ha il 16:9, il DVD incorporato, chi la parabola, chi tutte queste cose assieme. Resta il fatto che i nostri ragazzi non vanno quasi più a correre in un cortile che non c'è; che quando non sai che fare o ti stufi di giocare con i bambini, invece di colorare delle figure, di correre e fantasticare, di leggere, si sceglie la via più semplice. Cartoni animati. Televisione. DVD. Il tempo libero dei nostri ragazzi è molto passivo, c'è sempre meno fantasia. Mi piacerebbe, prima o poi lo farò, che i miei nipoti passassero almeno un'intera giornata con il televisore come nella figura. Spento.

venerdì, ottobre 26, 2007

L'agonia del governo Prodi

Ancora una volta mi ritrovo a parlare di politica. Il governo Prodi sembra arrivato al capolinea, mancano solo le dimissioni o un voto di fiducia negativo. Per il resto, soprattutto in questi ultimi tempi, ha dato prova di non avere forza per andare avanti ancora a lungo. In teoria molti non aspettano altro; la delusione e la disaffezione verso questa esperienza di governo si toccano con mano.

Rimango del parere che, tra trecentomila difficoltà, e con altrettante cautele nel non mostrarsi entusiasti, questo governo qualche cosa di buono l'abbia fatto. Poco, magari, oppure ha iniziato a fare qualcosa (cfr. liberalizzazioni) che è incompiuto (e che necessita di maggiore tempo e forza). Ma non volgio dilungarmi troppo su quello che ha fatto o non ha fatto questo governo.

In questa sede m'interessa di più uno scenario possibile. Teoricamente, dicevo, molti non aspettano altro che il governo cada. Berlusconi passa tutte il tempo impegnato in questa attività. Non credo, però, che gli convenga molto andare al voto con questa legge. Anche se il Polo avesse una maggioranza meno esigua di quella attuale, si ripeterebbe uno scenario simile a quello cui stiamo assistendo: litigiosità, voti contro, e, infine, "latente" crisi politica extraparlamentare, con il risultato di perpetuare l'immobilità del paese.

Leggevo che Prodi sta cercando di capire se e come può andare avanti. Vedremo gli sviluppi della situazione. Certo è che sarà molto difficile ripartire con un'azione di governo incisiva.

mercoledì, ottobre 17, 2007

Le primarie del Partito Democratico

E così il 14 ottobre si è eletto il segretario del nascente Partito Democratico, Walter Veltroni, sindaco di Roma. Sono stati eletti anche 2800 delegati per l'assemblea costituente del partito. Lo slogan di Veltroni è stato "la nuova stagione". Sarà veramente così? Cosa dobbiamo aspettarci? Un partito neocentrista che qualcuno forse vorrebbe socialdemocratico ma che non riesce ad esserlo? Un partito che vorrebbe essere laico ma non riesce? Un partito che vorrebbe mettere la legalità e la lotta alla mafia, camorra e 'ndrangheta, ma che non riesce? Di certo, un partito che ambisce ad essere grande, che ambisce ad essere "di massa" contiene tutte le contraddizioni di cui parlo. Nonostante tutto, un partito di questo genere deve saper dare delle risposte, dovrebbe saper dare delle risposte certe, anche se poi sappiamo che il governo di un paese qualsiasi è una cosa complessa, che richiede mediazioni. Però, ad esempio, sulla lotta contro la mafia il partito ha il dovere, a mio parere, di essere intransigente.

Mi pare di aver dimostrato il mio scetticismo sul progetto del PD più volte, ho criticato anche il modo leaderistico adottato da Veltroni. Alcune sue esternazioni le ho trovate veramente fastidiose. Nonostante questo penso che sarà utile seguire l'evoluzione del progetto. Perché se riesce a svilupparsi al meglio, potrebbe davvero cambiare la geografia (e forse anche il costume) politico italiano. I leader, vecchi o nuovi che siano, hanno questa opportunità. Legittimata da oltre tre milioni di votanti. Sta a loro non sprecarla.

sabato, ottobre 06, 2007

Vecchie novità

Un'allucinazione. Andrà a finire che, a malincuore, piangendo lacrime amare quanto mai, dovrò rassegnarmi a votare il Partito Socialista. Perché il Partito Democratico è un progetto troppo confuso, fanno le primarie con le liste bloccate, Veltroni vuole cooptare Veronica Lario (che s'è fumato?), c'è voglia di partecipazione, ma non mi pare che il PD abbia fatto molto per stimolarla. E poi non sanno se vogliono essere un nuovo modello di socialdemocrazia, un grande partito di centro... Mi pare che vogliano buttare al mare le idee del socialismo. E mentre Mussi e la combriccola che lo segue decideranno sul da farsi (speriamo bene), rinasce, per la tremiliardesima volta, il Partito Socialista Italiano.

Avrà trecento miliardi di difetti, tra cui De Michelis, Bobo Craxi, e chi più ne ha più ne metta. Ma almeno ha il pregio di richiamarsi ad una tradizione (il socialismo, speriamo quello di Turati e Nenni e non quello di Craxi), a cui si aggiunge l'aperta adesione al PSE. Saranno vecchi, ma insomma, le loro idee mi sembrano più chiare di quelle del Pd. E poi con loro ci sono Angius e Grillini. Però, sinistra, ti prego.... non mi far votare socialista... mi vergogno.

martedì, ottobre 02, 2007

Corsi e ricorsi storici(?)

A volte ritornano. Ci sono episodi e luoghi, persone e sensazioni della vita che si ripresentano, strade che, inaspettatamente, si ripercorrono. Però, come diceva un vecchio saggio, non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume. Perciò ripercorri la strada, rivedi la stessa persona, certo, ma c'è sempre qualcosa di diverso. Anzi, forse la stessa idea di aver già visto un luogo e vissuto una situazione cambia inesorabilmente il nostro punto di vista. Sono tornato da un fine settimana a Campoli Appennino (FR), passato a suonare in compagnia e in allegria, con alcuni imprevisti e alcune incomprensioni. Il luogo dove abbiamo campeggiato stavolta era un po' diverso da quello che localmente chiamano "Pepp'rock". Nonostante questo avevo la sensazione di esserci già stato, in quel posto...

domenica, settembre 16, 2007

In attesa fiduciosa (?)

Oggi parlo di questo governo. Forse dobbiamo ammettere di nutrire aspettative troppo alte per un esecutivo che si regge su un senatore di differenza. Però io speravo che si affrontassero alcuni temi che erano stati posti: i diritti civili delle coppie di fatto (anche omosessuali), la riforma della legge Biagi con la previsione di maggiori tutele e garanzie. Perché non è pensabile che il precariato duri ANNI, e che chi oggi ha un "contratto atipico" non solo non sa con quanti soldi andrà in pensione, ma non sa neanche SE riuscirà ad andarci. E poi si dice che i giovani restano a casa fino a 40 anni e oltre. Ma chi glieli dà, ai giovani, i soldi per un affitto? O per un mutuo? Che futuro può avere un giovane che per tre mesi percepirà uno stipendio e poi chissà?

A dir la verità qualche segnale c'è stato. La circolare del ministro Damiano ad inizio mandato, ad esempio... oppure il famoso progetto di legge sui Dico su cui il livello polemico è stato molto alto. Forse sono segnali di qualcosa che si potrà realizzare nella prossima legislatura? Io spero si possano realizzare in questa, anche perché con un altro governo Berlusconi la vedo difficile...

La situazione è difficile da governare, i problemi sono tanti, i dubbi e le insoddisfazioni pure. Però credo che questo governo debba provarci. Anche perché sennò chi ci prova?

martedì, settembre 11, 2007

V-Day parte seconda

Alla fine, il V-Day di Grillo c'è stato. Non si può ignorarlo: organizzato solo attraverso il tam-tam di internet, ha avuto un grosso riscontro. Centinaia di migliaia di persone in piazza. Roba da mettere in difficoltà l'organizzazione di un partito o di un sindacato. Dunque, il V-Day è senz'altro un segnale di un malessere diffuso verso la politica, la lentezza nel prendere decisioni, la famosa distanza tra "il palazzo" e "la gente", le auto blu e i privilegi, le immunità che vengono confuse spesso per impunità.

Forse raccogliere una massa delusa dalla politica gridando a gran voce "Vaffa..." è facile, secondo me fin troppo facile... Però i problemi posti dal V-Day ci sono, va cercata una soluzione. Secondo me la soluzione non può e non deve essere un gigantesco "Vaffa..." di piazza, così come le proposte di legge popolare presentate da Grillo meritano una discussione più approfondita e non una firma aprioristica sulla fiducia.

Sicuramente la politica deve cambiare corso, si deve rinnovare negli uomini e nelle idee. Ma questo processo non può essere separato dall'evoluzione della cosiddetta società civile, che spesso ragiona ancora in termini da anni '70 o peggio, con schemi da guerra fredda. La famigerata transizione politica italiana, databile grosso modo dagli anni del sequestro Moro, è ancora lungi dall'essersi conclusa. Qualche passo in avanti è stato fatto, ma ci sarà pure un motivo per cui non siamo ancora riusciti ad avere una competizione leale tra schieramenti opposti che si riconoscano, però, nei principi sanciti dalla Costituzione. Schieramenti che propongano soluzioni diverse, certo, ma che non s'insultino a prescindere e che sappiano governare un paese.

Questi problemi, cari miei, non sono problemi dei politici, ma di chi li elegge. Se abbiamo politici di questo genere è perché noi ragioniamo così. In questo caso col "Vaffa..." di Grillo e company non facciamo altro che assolvere noi stessi dalle nostre responsabilità. Ma per quanto noi ci crediamo assolti, siamo per sempre coinvolti.

Nessun V-Day potrà cambiare, con un colpo di bacchetta magica, lo spirito di contesa astiosa che aleggia nel paese, e che è rispecchiato dai toni di certi politici. Anzi, se possibile, il V-Day peggiora le cose. Non lamentiamoci, poi, se la nostra politica si riduce sempre di più al potere delegato ad un leader carismatico, sia esso Berlusconi o Veltroni (al netto di tutte le differenze tra i due, s'intende)

lunedì, settembre 03, 2007


Cercando un altro Egitto

L'Egitto va di moda. Ditemi voi se non conoscete qualcuno, più di uno, che non sia stato a Sharm el Sheik. A nuotare sul Mar Rosso, sotto la barriera corallina, a imprecare per sindromi intestinali varie. Un vecchio detto dice "se Maometto non va alla montagna, allora la montagna va da Maometto". E' il mio caso. Non sono andato in Egitto (ma magari ci vado), non credo che andrò a Sharm el Sheik, almeno fino a quando rimarrà la meta turistica più frequentata da tutti quelli che conosco. Magari va a finire che una capatina a Sharm ce la faccio, chissà. Però cercherò di adottare un punto di vista diverso dagli altri, perché non amo gli stereotipi e i luoghi comuni.

Dicevo, non sono andato in Egitto, ma in un certo senso è l'Egitto che è venuto da me. E' stato come se non aspettassi altro: l'opportunità di poter parlare in lingua straniera (inglese, ma anche francese), l'esercizio di una traduzione dall'italiano, il fascino della cultura araba coniugata alla storia dell'Egitto che è molto più antica di quella della mia città natale, Roma. E sognare l'Egitto di Nasser o di Sadat, che riescono ad essere indipendenti dal gioco delle potenze... Tanto che l'Egitto attuale è una delle chiavi per un Medio Oriente pacifico. L'Egitto, Africa e Mediterraneo allo stesso tempo, con grandissime influenze arabe. Se mi salta il ticchio, ci prenderò casa.

domenica, agosto 26, 2007

V - day

Come molti sanno, soprattutto gli internauti, Beppe Grillo ha lanciato da tempo una campagna. Il giorno cruciale sarà l'8 settembre, il nome dell'iniziativa è V-day. No, non è da confondere con V-E day, il giorno della vittoria in Europa, se non ricordo male l'8 maggio del 1945. La V sta per Vaffan****. Per chi voglia leggere, ecco il link del sito

Approfitto di questo spazio per esprimere la mia opinione in proposito.
Condivido l'idea che in Parlamento non debba sedere chi ha riportato condanne penali o chi ha processi in corso (fino alla sentenza): a queste persone dev'essere impedita la candidatura per legge. Condivido anche l'idea dell'abbattimento dei privilegi per la classe politica: auto blu e tutto il resto. Forse molti parlamentari approfittano del loro potere, e della posizione che occupano, forse sì, ed è gravissimo che ciò accada.

Tuttavia, credo, ciò non basta per mandare a quel paese l'intera classe politica, oppure la politica tout court. No, caro Beppe Grillo: così si fa il gioco di chi si fa le leggi apposta per scampare ai processi, di chi minaccia lo sciopero fiscale perché qualcuno finalmente recupera gettito dall'evasione... Così è troppo facile. Perciò, caro Beppe, io te lo dico: quello slogan è quanto di più sbagliato tu possa aver pensato. Non è così che si fa una battaglia di civiltà, cavalcando il più bieco populismo. Almeno, questa è la mia modestissima opinione.

giovedì, agosto 16, 2007

Della giustizia e della tivvù

Sbatti il mostro in prima pagina. E' il titolo di un film di Marco Bellocchio del 1972, con Gian Maria Volonté e Laura Betti, musiche di Ennio Morricone. Credo si potrebbe aggiornare il titolo pensando ai nostri telegiornali, ai vari programmi che hanno dedicato mesi al caso di Cogne, con ospiti di vario genere, ma onnipresenti, dalla Parietti ai vari Morelli, Crepet, Meluzzi, condotti a braccetto dai vari Vespa, Mentana, Costanzo di turno.

In questi giorni, mi hanno impressionato due cose: la notizia di un magistrato attaccato pesantemente dai genitori di una vittima, la reazione del pluricampione Valentino Rossi agli accertamenti fiscali. In entrambi i casi c'entra la legge, e c'entra la tv, il modo in cui viene usata.


Riguardo al primo caso un giudice può emettere una sentenza sbagliata, ma lo fa interpretando leggi, procedure, etc. Capisco, quindi, la rabbia di chi pensa ad una sentenza ingiusta; la giustizia, però, va sottratta all'arbitrio e all'emotività; se un giudice ha sbagliato dovrà dircelo il CSM, non ce lo può certo dire un genitore comprensibilmente irritato. Altrimenti, il rischio è il ritorno a d una velata forma di Terrore giacobino, in cui ad un certo punto si tagliavano le teste di tutti. Ora, certo, è quasi impensabile sottoporre alla ghigliottina i propri nemici. Però, la televisione potrebbe giocare un ruolo di "gogna" umiliante e, per certi versi, di tortura.


Nel secondo caso, capisco l'ansia di autodifesa del campione motocicilista, ma anche qui si tratta più di una "trovata pubblicitaria" che di altro. Tutti sappiamo che Londra non è Paperopoli o un paradiso fiscale noto, infatti il fisco italiano non vuole sapere perché Rossi ha la residenza a Londra. Ci si fa un'altra domanda: caro Valentino Rossi, tu risiedi a Londra. Come mai, allora, hai acquistato tutte queste auto, terreni, etc. in Italia? Non è che hai stabilito la tua residenza all'estero solo per evadere il fisco italiano? Sappi che noi abbiamo trovato in Italia molti dei tuoi interessi, quindi, se avrai evaso il fisco, dovrai pagare tutto.

Nel video-risposta trasmesso a reti unificate, Valentino Rossi non riesce a dimostrare di non aver evaso il fisco. Forse per il semplice fatto che la tv non è lo strumento adatto per farlo. Con quel messaggio, il motociclista, secondo me, cerca un'altra via di fuga: quella di far credere a tutti che ci sia una sorta di "complotto mediatico" nei suoi confronti.

Credo che sia una strategia troppo vecchia per essere credibile.


Per il resto, come dire: i giornalisti, su queste notizie, soprattutto d'estate, ci sguazzano, e non vedono l'ora di "sbattere il mostro in prima pagina".

mercoledì, agosto 08, 2007

Attenzione!!!!!

Ho saputo che Telecom Italia sta facendo una campagna telefonica in cui chiede conferma del consenso al trattamento dei dati personali per fini pubblicitari/commerciali e simili. Naturalmente nelle chiamate non si parla mai di queste finalità, ma di informazioni di carattere "tecnico-amministrativo".

Se doveste ricevere da Telecom telefonate di questo genere, fate così:

a)chiedete la riservatezza
totale in elenco

b)negate il consenso alla pubblicità (è automatico se fate anche il punto a, però specificarlo non costa nulla)

c)compilate il modulo con cui confermate la vostra volontà (facendolo sottoscrivere dal titolare dell'utenza telefonica)

d)riservatevi di fare istanza al garante per ogni violazione.


Per scaricare il modulo di cui ho scritto al punto c) andate sul sito www.telecomitalia.it : fate click sulla scritta Privacy, che si trova nell'angolo basso a sinistra (è in corpo di carattere piccolo, lettere maiuscole)



Infine, c'è il sito del garante: www.garanteprivacy.it

Tempo fa io ho inviato una mail e in risposta mi hanno mandato un modulo per fare istanza in caso di violazione. Potete fare istanza, e a questo proposito segnalo che nella sezione Privacy del sito telecomitalia.it si possono trovare anche gli elenchi dei responsabili del trattamento dei dati personali.

domenica, agosto 05, 2007

Tempi moderni

C'era una volta la fabbrica e la catena di montaggio. Gli operai eseguivano operazioni ripetitive, controllavano i vari punti della catena. C'erano turni da otto ore al giorno, lavori usuranti, straordinari non pagati e schiene spezzate, a volte non solo metaforicamente.

C'era una volta... ma siamo sicuri che con la flessibilità introdotta da anni non ci sia più niente del genere? Nel 2007, e chissà fino a quando, queste tipologie di lavoro persistono, e in certi casi sono aggravate dalla "flessibilità". Un "lavoratore atipico", in genere, è un po' meno tutelato.

Aggiungiamo a questo tutte quelle nuove forme lavorative che magari sono meno usuranti per il fisico, ma comportano uno stress notevole: per ritmo di lavoro, pressioni ricevute, turni, e così via. Scopriremo che, in fondo, le catene di montaggio possono esistere anche laddove il prodotto finale non è l'automobile o la vernice, ma magari la gestione delle pratiche e dei reclami.

Certo, c'è un abisso tra i due mondi, è innegabile. Dal punto di vista dell'organizzazione e della divisione del lavoro, però, vedo anche molti punti di contatto. Sarà colpa della mia miopia?

mercoledì, agosto 01, 2007

A forza di essere vento

Oggi si parla di Nomadi, Zingari. Credo che la canzone di Fabrizio de André, in questo caso, parli da sola. M'infastidiscono troppo le voci che parlano di queste persone solo come se fossero tutti ladri, fastidiosi, puzzolenti, etc. Sinceramente non amo molto neanche i ghetti extraurbani in cui spesso sono scaraventati. Tenuti ben lontani dai centri urbani. Certo, il nomadismo è una cultura diversa dalla nostra. Noi siamo pigri, stanziali, abituati e forse ossessionati dal possesso delle cose. Noi abbiamo messo le nostre radici, che chiamiamo patria e famiglia. Ma se allarghiamo bene lo sguardo ci accorgiamo che, parafrasando una vecchia canzone, la nostra patria è il mondo intero, che le nostre famiglie spesso non ci danno alcuna garanzia e sicurezza, anzi.

Chi siamo noi, allora, per giudicare uno stile di vita diverso? Chi siamo per poterci permettere di emettere delle sentenze senza sapere cosa e come si vive in una determinata situazione?

cito ancora Fabrizio de Andrè

«L'emarginazione deriva anche da comportamenti acquisiti da culture antichissime. Gli zingari girano il mondo da più di duemila anni, se vogliamo credere a Erodoto. Questi Rom, questo popolo libero è affetto da dromomania, cioè desiderio continuo di spostarsi. Non credo abbiano mai fatto del male a qualcuno, malgrado le strane dicerie; è vero che rubano - d'altra parte non possono rinunciare a quell'impulso primario presente nel DNA di ciascun essere umano: quello al saccheggio, di cui abbiamo avuto notizie in queste ultime amministrazioni - però non ho mai sentito dire che abbiano rubato tramite banca. Inoltre non ho mai visto una donna Rom battere un marciapiede. Girano senza portare armi; quindi se si dovesse dare un Nobel per la pace ad un popolo, quello Rom sarebbe il più indicato.»
[Presentazione del brano durante il concerto al Teatro Valli di Reggio Emilia (6/12/1997)]

E poi ancora, cito dal testo della canzone:

ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina [*]
ai miei occhi limpidi come un addio
lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio.


[*]Tenda mobile

Ecco, sono completamente d'accordo con questo brano. Non aggiungo altro perché non vorrei sconfinare nella retorica.